Didattica
Storia del Ving Tsun
Dalle origini tramandate alla diffusione moderna. Due racconti che vale la pena tenere distinti: quello che la scuola tramanda e quello che la storia documenta.
Come leggerla
Due racconti, tenuti distinti.
Del Ving Tsun si raccontano due storie. Una è la tradizione: quella che i maestri consegnano agli allievi, e che l'Accademia consegna a sua volta. L'altra è la storia documentata: quello che si riesce a ricostruire su carta, e che comincia molto più tardi.
Nessuna delle due sostituisce l'altra. La tradizione dice cosa una scuola pensa di sé; i documenti dicono cosa si può dimostrare. In questa pagina restano separate, e ogni volta è detto quale delle due sta parlando.
Le origini tramandate
La monaca, la gru e il serpente.
Il materiale dell'Accademia lo dice con una formula onesta: le origini del Ving Tsun «sono avvolte da tante leggende, si perdono nella notte dei tempi».
Il racconto più diffuso, quello che la scuola tramanda, attribuisce la nascita dell'arte alla monaca buddhista Ng Mui, del tempio di Shaolin, circa quattrocento anni fa: assistendo alla lotta fra una gru e un serpente, avrebbe elaborato le tecniche ispirandosi alle movenze dei due animali.
È un racconto di trasmissione, non un documento. Ng Mui compare nelle origini di più arti marziali del sud della Cina, e nessuna fonte contemporanea la attesta come persona: la storiografia la tratta come figura fondativa, non come biografia ricostruibile.
Il nome
Da chi lo ha ricevuto.
Sempre secondo il racconto, l'arte passò alla prima allieva di Ng Mui, Yim Wing Chun, e da lei prese il nome. Di generazione in generazione è arrivata fino a noi.
Sul significato del nome le fonti non concordano, ed è una divergenza vera, non un dettaglio. I materiali dell'Accademia traducono Wing Chun con «eterna o perenne primavera», e ne fanno un simbolo: cambiamento continuo, rinnovamento, crescita — marziale e interiore.
La grafia più diffusa dell'arte, 詠春, alla lettera vuol dire però «primavera che canta»: «eterna primavera» corrisponde a caratteri diversi, 永春, usati da altre linee. Le due letture convivono da molto tempo. Qui restano entrambe, senza correggerne una in silenzio.
La storia documentata
Dove il filo si vede davvero.
Il primo tratto verificabile è molto più recente della leggenda: porta all'Ottocento, nella regione di Foshan, nel sud della Cina.
Le ricostruzioni storiche passano dall'ambiente dell'opera cantonese itinerante — le cosiddette «barche rosse» — e arrivano a insegnanti di Foshan che i documenti nominano: Leung Jan, medico erborista, e poi Chan Wah Shun. È da questa linea che il sistema arriva al Novecento nella forma che oggi si riconosce.
Fra il racconto della monaca e questo tratto documentato ci sono secoli che nessuna fonte copre. Dirlo non toglie niente alla tradizione: la mette al suo posto.
Ip Man
Da Foshan a Hong Kong.
Il materiale dell'Accademia indica in Ip Man il maestro più rinomato fra quelli che hanno trasmesso quest'arte. È anche il punto in cui la storia diventa documentabile con precisione.
Ip Man nasce a Foshan nel 1893 e comincia a studiare Wing Chun da ragazzo, allievo di Chan Wah Shun. Alla fine del 1949, con l'esito della guerra civile cinese, lascia Foshan e si stabilisce a Hong Kong, dove apre una scuola e insegna fino alla morte, nel 1972.
È lì che il Ving Tsun smette di essere un'arte di famiglia e diventa una scuola aperta: la forma moderna del sistema, quella che si pratica oggi in Europa, passa quasi tutta da quegli anni di Hong Kong.
La brochure dell'Accademia aggiunge una nota di cronaca: la figura del Gran Maestro è diventata popolare anche grazie ai film interpretati da Donnie Yen, che ne raccontano la biografia.
Gli allievi
Come è uscito dalla Cina.
Fra i molti allievi di Ip Man, i materiali dell'Accademia ne indicano due: Wong Shun Leung e Bruce Lee.
Wong Shun Leung (1935–1997) fu uno degli allievi anziani della scuola di Hong Kong e insegnò a sua volta. La linea che porta il suo nome è quella a cui l'Accademia guarda oggi.
Bruce Lee praticò il Wing Chun negli anni di Hong Kong — in gran parte proprio con Wong Shun Leung, cui Ip Man aveva affidato il suo insegnamento — prima di sviluppare una propria strada. Il suo peso nella storia di quest'arte è di notorietà, non di trasmissione: nessuna scuola discende da lui, ma senza di lui il kung fu cinese non sarebbe diventato popolare nel mondo come è diventato.
Dalla tradizione all'Accademia
La linea di questa scuola.
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Luca Bomba comincia a praticare Ving Tsun.
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Prosegue nell'organizzazione EWTO, linea del G.M. Leung Ting, rappresentata in Europa dal G.M. Kernschecht e in Svizzera dal G.M. Schembri. Qui consegue il titolo di Sifu.
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Apre e dirige la propria Accademia a Lugano, dove insegna a grandi e piccoli.
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Dopo anni di pratica con maestri di lignaggi diversi, collabora con il G.M. Gögsel Erdogan, della linea Wong Shun Leung — discepolo diretto di Ip Man — dove ha conseguito un'ulteriore qualifica di Sifu.
Continua
Quello che si tramanda con l'arte.
Insieme alle tecniche si tramandano le massime e le regole di condotta. Sono capitoli a parte, ma appartengono a questa stessa storia.
